“Io scrivo in uno stato di felicità”

Camilleri era un uomo libero grazie alla scrittura che gli ha dato un’enorme popolarità. Difficile essere popolari e intellettuali insieme, rigorosi e ironici. Il successo fa perdere lucidità. Lui no, rimase sempre se stesso. Montalbano è entrato praticamente in tutte le case degli italiani ma questo non ha comportato in Camilleri un cambiamento nello stile, nelle prese di posizione nei confronti della politica. Ricordo i libri intervista con Saverio Lodato (Un inverno italiano, Di testa nostra) in cui lo scrittore raccontava la tragicommedia che gli italiani stavano vivendo ai tempi di Berlusconi: fatti, misfatti, figurine ridicole che hanno invaso la nostra cronaca e che Camilleri ha reso sulla pagina intrattenendoci brillantemente come in uno dei suoi racconti, e nello stesso tempo denunciando tutta l’enormità, lo scandalo che stavamo vivendo. Uno scrittore come lui aveva molto materiale da usare, bastava osservare, ma pochi, ancor di più oggi, lo sanno fare perché pochi sono veramente liberi.

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